venerdì 16 Ottobre 2026

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Come nasce un piano di prelievo in Friuli Venezia Giulia

Dalla raccolta dei dati sul campo all’approvazione della Regione: come viene costruito un piano di prelievo faunistico

Quando si parla di caccia di selezione, uno dei temi più dibattuti riguarda il piano di prelievo. Spesso si pensa, erroneamente, che il numero di animali prelevabili venga deciso arbitrariamente. La realtà è ben diversa: dietro ogni piano esiste un lungo lavoro tecnico, fatto di censimenti, raccolta dati e valutazioni biologiche che coinvolgono cacciatori, tecnici faunistici e Regione.

In Friuli Venezia Giulia la gestione della fauna selvatica è regolata dalla Legge Regionale 6/2008 e trova il proprio riferimento nel Piano Faunistico Regionale, lo strumento con cui vengono definiti gli obiettivi di conservazione e gestione delle specie selvatiche. Ogni prelievo venatorio deve essere coerente con questi strumenti di pianificazione.

Il primo passo: conoscere la popolazione

Non è possibile gestire ciò che non si conosce.

Per questo motivo ogni anno vengono effettuati i censimenti faunistici, fondamentali per stimare la consistenza delle popolazioni di ungulati presenti sul territorio.

L’obiettivo non è soltanto contare gli animali, ma raccogliere informazioni riguardanti:

  • consistenza numerica della popolazione;
  • distribuzione sul territorio;
  • rapporto tra maschi e femmine;
  • suddivisione per classi d’età;
  • successo riproduttivo;
  • mortalità naturale;
  • eventuali criticità sanitarie.

Questi dati permettono di comprendere l’andamento della popolazione rispetto agli anni precedenti e di individuare eventuali incrementi o diminuzioni.

Come vengono effettuati i censimenti

Ogni specie richiede metodologie differenti, studiate in funzione del suo comportamento e dell’habitat che frequenta.

Per gli ungulati del Friuli Venezia Giulia vengono impiegati diversi sistemi, spesso utilizzati in maniera complementare.

Censimenti da punti di osservazione

Sono tra i metodi più utilizzati per cervo e capriolo.

Gli operatori raggiungono punti panoramici prima dell’alba oppure al tramonto, quando gli animali sono maggiormente attivi.

Con l’ausilio di binocoli e cannocchiali vengono registrati:

  • numero di capi osservati;
  • sesso;
  • classe di età;
  • comportamento;
  • posizione.

Ogni osservazione viene georeferenziata per evitare doppi conteggi.

Censimenti notturni con fari

Particolarmente utilizzati per il capriolo in pianura.

Lungo percorsi prestabiliti si percorrono strade o piste forestali illuminando i prati con fari ad alta potenza.

Gli animali vengono conteggiati seguendo protocolli standardizzati che consentono confronti tra un anno e l’altro.

Conte al bramito

Per il cervo, durante il periodo degli amori, viene sfruttata la vocalizzazione dei maschi.

Gli operatori, distribuiti sul territorio, registrano posizione e intensità dei bramiti, permettendo una stima della popolazione adulta.

Conte su neve

Quando le condizioni climatiche lo consentono, le impronte lasciate sulla neve rappresentano un importante indicatore della presenza degli animali e dei loro spostamenti.

Fototrappolaggio

Negli ultimi anni le fototrappole sono diventate uno strumento sempre più importante.

Consentono di raccogliere dati durante tutto l’anno e di documentare:

  • presenza delle specie;
  • composizione dei gruppi;
  • presenza di piccoli;
  • orari di attività;
  • distribuzione territoriale.

Le immagini costituiscono un utile supporto ai censimenti tradizionali.

Il ruolo dei cacciatori

Un aspetto spesso poco conosciuto è il contributo fornito dai cacciatori.

I censimenti vengono svolti da operatori formati che dedicano numerose giornate al monitoraggio della fauna, spesso in condizioni ambientali impegnative.

Il loro lavoro viene affiancato dai tecnici faunistici e confluisce nella banca dati regionale, che raccoglie le informazioni provenienti da tutte le Riserve di caccia.

Si tratta quindi di un’attività scientifica di monitoraggio, indispensabile per qualsiasi gestione moderna della fauna.

Dalla raccolta dati al piano di abbattimento

Terminata la fase dei censimenti, ogni Riserva di caccia elabora una proposta di piano di prelievo.

Nella valutazione vengono considerati:

  • consistenza della popolazione;
  • andamento negli anni precedenti;
  • capacità del territorio di sostenere la specie;
  • danni all’agricoltura;
  • incidenti stradali;
  • stato sanitario della popolazione;
  • obiettivi fissati dal Piano Faunistico Regionale.

Il piano non indica soltanto il numero complessivo di animali prelevabili.

Viene infatti suddiviso in precise categorie biologiche, ad esempio:

  • maschi adulti;
  • maschi giovani;
  • femmine adulte;
  • femmine giovani;
  • piccoli dell’anno.

Questa suddivisione è fondamentale perché permette di mantenere equilibrata la struttura della popolazione, evitando prelievi casuali che potrebbero comprometterne la dinamica.

Il controllo della Regione

Le proposte elaborate dalle Riserve non diventano automaticamente operative.

La documentazione viene trasmessa agli uffici regionali, che verificano la coerenza dei dati raccolti e la compatibilità del piano con gli obiettivi gestionali previsti dalla normativa e dal Piano Faunistico Regionale. Solo dopo questa fase vengono approvati i piani di prelievo che guideranno la stagione venatoria.

Un monitoraggio che continua durante la stagione

Il lavoro non termina con l’approvazione del piano.

Ogni animale abbattuto viene registrato e fornisce nuove informazioni, come:

  • sesso;
  • età;
  • peso;
  • località di abbattimento;
  • eventuali rilievi sanitari.

Questi dati vengono confrontati con quelli dei censimenti iniziali e rappresentano la base per la pianificazione dell’anno successivo.

La gestione è quindi un processo continuo di monitoraggio, verifica e aggiornamento.

Gestione significa conservazione

La caccia di selezione moderna non si basa sulla semplice riduzione numerica degli animali, ma sulla gestione sostenibile delle popolazioni.

L’obiettivo è mantenere un equilibrio tra fauna, habitat e attività umane, assicurando popolazioni sane e strutturate nel tempo.

Dietro ogni piano di prelievo esistono centinaia di ore di monitoraggio sul campo, migliaia di dati raccolti e un percorso tecnico che coinvolge cacciatori, tecnici e amministrazione regionale. È proprio questa attività, spesso poco visibile al grande pubblico, che rappresenta uno dei pilastri della moderna gestione faunistica in Friuli Venezia Giulia.

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